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Un legno per ogni tempo

In molti credono di poter scegliere che tipo di legno mettere in casa...come quaranta anni fa. Rovere, noce o abete? Oggi però non è più così.

C'è stato un tempo, o meglio una breve parentesi, durante il quale lunghe discussioni tra prospettive divergenti erano la norma. Nonostante a molti fosse chiara l'indole volubile dei vegetali, non era attuale parlarne male. Il momento storico era favorevole all'Italia, diversi potenti grossisti di legname avevano interesse a far crescere il nostro paese. Per il popolo, il punto di partenza era questo: le piante sono sincere e vogliono il nostro bene. Ci daranno il miglior legno possibile. Certo, c'è qualche tronco marcio ma sono casi isolati.  Ci possiamo fidare. Il loro animo è sincero, i loro atti cristallini, non c'è nulla di cui preoccuparsi. Posso scegliere l'essenza che più mi piace. Le cose vanno bene. Ci si può informare, sui giornali, sulle riviste: se credi il tal libro sia una ciofeca, troppo di parte, ne puoi leggere uno diverso, di pensiero differente. C'erano tanti tipi di libri. Molteplici orientamenti di pensiero.

Oggi non è più così. I grossisti hanno fatto cartello e costretto i piccoli commercianti al ruolo di maggiordomi; il mercato opera in pratica in regime di monopolio. Il mercato. Il primo dogma della vita attuale, che schifo. Chi non ha abboccato alla favoletta che il mercato si auto-regola? Pure io ci sono cascato, errori di gioventù.

Per una persona qualunque, non del settore, è molto difficile farsi un'idea completa della realtà del legno: l'informazione è strettamente controllata e le voci fuori dal coro zittite. Viviamo in una costante campagna pubblicitaria finanziata da un'unica fonte.

Il risultato è che il noce nostrano, per secoli considerato un legno di lusso, è ora considerato dai più brutto (non lo hanno mai visto), troppo scuro, antiquato. Fuori moda insomma. Invece è un legno coloratissimo, con abbondanti venature chiare e fibra tenace e ben lavorabile. Però deve essere tagliato al momento giusto sennò fa i tarli, curato nella stagionatura, preservato dall'umidità. Insomma bisogna prendersene cura, costantemente, come si fa con un figlio.

Perchè il legno, quello vero, è così: non lo puoi abbandonare e pretendere poi che sia sempre bello e lucente. Lasciato a sè stesso, alle intemperie, al sole, in assenza di cure si degrada, ingrigisce, sino a divenire terreno fertile per i funghi che una volta insediatisi, non lo mollano più. 

Un legno attaccato dai funghi non dovrebbe essere messo in casa.

Al massimo, nel caminetto.

Ci hanno convinto che il noce marcisce subito, è da scartare, colpa sua se in casa ci sono i tarli: li ha portati lui. Meglio il rovere, duro, globale, inclusivo, eterno, equilibrato,...mono-tono.  Preferibilmente schiarito, ingrigito o sbiancato. Guerra ai colori, viva il bianco e nero.

Così il signor Mario crede di scegliere e sceglie il rovere. Manco sa o gli interessa da dove arriva, che proprietà ha, quanto costa. Non sa nulla pure delle altre essenze legnose ma è comprensibile: chi mai alleva piante locali nel suo giardino? Al di fuori dei contadini e dei boscaioli, chi conosce le piante? Pochi. Le conoscenze richieste dalla vita odierna sono altre. Sulle riviste c'è il rovere sbiancato. E vai di rovere.

 

Personalmente credo ogni legno abbia le sue applicazioni preferenziali, non intendo mettermi a discutere i gusti che sono soggettivi. Mi piace il rovere come il noce. Sostengo però sia necessaria consapevolezza. 

Soprattutto, mi affatica la sensazione di non poter scegliere. 

 

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